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CONTATTOLOGIA

La lente a contatto è una vera e propria protesi, immersa nel film lacrimale e interagisce con l’epitelio corneale e congiuntivale.

Immagine relativa al posizionamento di una lente a contatto RGP rispetto alla superficie corneale. si può osservare come la lente a contatto si posizioni fra due porzioni lacrima

La lente a contatto è una valida soluzione per correggere i difetti visivi ma non si può certo affermare che possa sostituire in tutto e per tutto l’occhiale poiché ci sono limiti relativi al tempo di porto e agli ambienti nei quali può essere usata in sicurezza. Va inoltre tenuto conto che è imprescindibile osservare scrupolose norme igieniche sia nel momento dell’applicazione/rimozione sia nella fase di manutenzione, che può richiedere accorgimenti che vanno al di lá del semplice impiego della tanto diffusa soluzione unica.

 

Il mondo della contattologia è in continua evoluzione, sia sotto il profilo dei materiali e delle geometrie con cui vengono realizzate le lenti stesse, sia dal punto di vista delle soluzioni di manutenzione e dei sostituti lacrimali abbinabili, volti a garantire comfort, igiene e soprattutto rispetto della fisiologia oculare.

 

Nonostante gli enormi passi avanti fatti, bisogna assolutamente precisare che non esiste la lente a contatto ideale, visto che le variabili sono numerose (curvature, pH, Osmolaritá, qualità del film lacrimale, rottura del film lacrimale, diametri pupillari…) e differenti da persona a persona, addirittura possono esserci significative differenze tra occhio destro e sinistro.

 

Tutto ciò premesso, risulta forse più chiaro perché la contattologia non consiste nella sola consegna/vendita di una lente che permetta di vedere più o meno bene, ma piuttosto nell’individuazione di una lente (che “faccia vedere bene”), di una o più soluzione di manutenzione e di un eventuale sostituto lacrimale che garantiscano il rispetto della fisiologia oculare.

 

Quanto appena detto vale poco se il portatore non viene istruito o non comprende il significato e l’importanza di una corretta manutenzione e di una corretta esecuzione dell’applicazione.

 

Per portare adeguatamente e con soddisfazione le lenti a contatto, è necessario osservare alcuni punti. Il Professionista deve, come minimo:

• Accertarsi che chi è di fronte possieda i requisiti necessari al porto delle lenti a contatto, tramite una visita del

   medico oftalmologo che non deve riportare controindicazioni al porto delle lenti a contatto

• eseguire un’indagine accurata per la comprensione e l'individuazione delle esigenze e di vita quotidiana del

   portatore;

• individuazione del tipo di lente più adatta;

• prova della lente e controllo dopo alcune ore di utilizzo;

• istruzione del portatore circa l'inserimento e la rimozione delle  lenti

• individuazione del tipo di manutenzione più adatto (la soluzione unica non è l’unica opzione disponibile!!!)

• individuazione del tipo di sostituto lacrimale più adatto

 

Il Portatore deve, almeno:

• sottoporsi a controlli periodici (almeno due volte l’anno) sia col contattattologo, che valuta l’applicazione, sia col

   medico oftalmologo,

• interruzione immediata del porto al manifestarsi di fastidi

• richiesta delucidazioni in caso di dubbi o incertezze.

 

CLASSIFICAZIONI DELLE LENTI A CONTATTO

 

Le lenti a contatto possono essere classificate grossolanamente in base al materiale con cui sono realizzate (Morbide Hydrogel e in Silicone-Hydrogel, Rigide Gas Permeabili o RGP o Semirigide, Ibride), in base al diametro (Corneali, Minisclerali, Sclerali), al tipo di ricambio (giornaliere o sarebbe meglio dire usa e getta visto che non è previsto alcun conservante né  manutenzione per questo tipo di lente, quindicinale, mensile, trimestrale, semestrale, annuale), al tipo di porto (diurno, NOTTURNO come le lenti per Ortocheratologia), al tipo di geometria (sferica, multisferica, asferica, multi asferica, a geometria inversa, a toro interno, a toro esterno, bitorica, free-form, bifocale, multifocale…).

 

Iniziamo intanto con lo sfatare il mito che le lenti a contatto morbide si impiegano per cornee sane e quelle rigide per cornee patologiche. Diciamo che non esiste alcuna legge in merito, tanto è vero che le lenti a contatto morbide possono essere impiegate in casi di cornee irregolari così come sarebbe raccomandabile usare le lenti RGP (o semirigide) in caso di occhi “normali” per tutta una serie di vantaggi che offrono, sia dal punto di vista della visione che, soprattutto, dal punto di vista del rispetto della fisiologia oculare.

 

ALCUNE PROPRIETÁ DEI MATERIALI DELLE LENTI MORBIDE

 

Classificazione:

 

1. materiali a bassa idrofilia e non ionici: contenuto di acqua inferiore al 50%

 

2.  materiali ad alta idrofilia  e non ionici: contenuto di acqua superiore al 50%

 

3. materiali a bassa idrofilia e ionici: contenuto di acqua inferiore al 50%

 

4.  materiali ad alta idrofilia e ionici: contenuto di acqua superiore al 50%

 

Permeabilità all’Ossigeno (Dk)

 

Tutte le lenti a contatto agiscono come barriera fisica al passaggio dell’Ossigeno (O2) e dell’Anidride Carbonica (CO2). Affinché sia mantenuto il corretto metabolismo corneale, questi gas devono essere scambiati con l’ambiente esterno in modo costante.

Il passaggio di un gas attraverso un materiale è espresso dal coefficiente di permeabilità Dk dove:

 

• D è il coefficiente di diffusione di un gas attraverso quel determinato materiale, indica la velocità con cui le

   molecole del gas passano attraverso il materiale stesso.

 

• k è il coefficiente di solubilità dello stesso gas in quel materiale, indica la facilità con cui si dissolve nel materiale

 

Trasmissibilità dell’Ossigeno (Dk/t)

 

Rappresenta la quantificazione dell’Ossigeno che può essere trasmesso attraverso le LAC. Quindi è una caratteristica della lente a contatto e non del materiale. Il valore dalla trasmissibilità dell’Ossigeno Dk/t dove t è lo spessore della lente. Il valore di t è riferito solamente al centro della lente!!!!

 

Bagnabilità

 

Per bagnabilità si intende la capacità di un liquido di distribuirsi sulla superficie di un solido. L’indicazione del grado di bagnabilità può essere ottenuta dal valore dell’angolo di contatto o angolo di bagnabilità che deve essere il più basso possibile.

 

Flessibilitá

 

Capacità della lente di cambiare forma. Per una lente morbida è fondamentale poiché è uno di quei fattori che le consente di prendere la forma della superficie oculare su cui poggia.

 

Elasticitá

 

Capacità della lente di recuperare la forma originaria dopo essere stata deformata. Caratteristica cruciale in quanto la lente si deforma continuamente, ad ogni ammiccamento, e deve assolutamente riprendere la forma originaria per non diventare fastidiosa e per mantenere la giusta gradazione/potere.

 

Esistono molti parametri, ma non saranno citati.

 

MANUTENZIONE

 

Oggi è disponibile una vasta gamma di prodotti per la manutenzione delle lenti a contatto pertanto la prescrizione del sistema più idoneo sarà determinata dal tipo di lente, dal materiale e dalle caratteristiche individuali di ogni singolo portatore.

 

L’obiettivo del presente capitolo è quello di offrire una panoramica generale sui principi della manutenzione delle lenti e sulle proprietà delle soluzioni. Non saranno forniti dettagli specifiche riguardo a singole marche.

 

Con l’uso, le lenti a contatto vengono contaminate da sostanze che compongono il film lacrimale come le proteine e i lipidi, da residui lacrimali come le cellule epiteliali desquamate o da sostanze inquinanti presenti nell’ambiente e, in alcuni casi, dal trucco. Può verificarsi contaminazione microbica anche durante la manipolazione e la conservazione delle lenti. Lo scopo di un sistema di manutenzione delle lenti è quello di ostacolare la contaminazione microbica, di ridurre al minimo i depositi e di mantenere la performance della lente, in termini di salute, comfort e qualità della visione.

 

Tutti questi risultati devono essere conseguiti nella consapevolezza che la maggior parte dei portatori non osservano correttamente tutte le raccomandazioni sul regime di cura delle lenti specificate sull’etichetta del prodotto, raccomandato o fornite dal proprio professionista di fiducia.

 

COMPONENTI  DEI SISTEMI DI MANUTENZIONE

 

I sistemi di manutenzione possono variare dal flacone di soluzione polivalente (soluzioni uniche) ad una serie di flaconi di diverse soluzioni che assolvono funzioni differenti. Alcuni sistemi di manutenzione delle lenti richiedono molteplici fasi procedurali, mentre altri hanno ricevuto l’approvazione per poter eliminare dalla routine di pulizia la fase di “sfregamento”.

 

Le fasi procedurali di base sono le seguenti:

 

• Pulizia/sfregamento

 

Può essere definita come la rimozione dei depositi superficiali e di altri residui. Viene solitamente realizzata tenendo la lente sul palmo della mano e strofinandola delicatamente con un dito. Si può effettuare una "pulizia" meccanica sfregando la lente con soluzione salina sterile, ma la rimozione dei depositi sarà facilitata con l’uso di soluzioni specificamente formulate che incorporano un agente di pulizia surfactante (per esempio, Poloxamer 407, Tyloxapol) che agisce riducendo la tensione superficiale o altri agenti di pulizia come il citrato.

RUBBING DELLA LENTE A CONTATTO

Altri detergenti per lenti a contatto contengono prodotti chimici come l’alcool isopropilico o particelle microscopiche indicate come leggermente abrasive. Non tutti i surfactanti agiscono allo stesso modo e infatti alcuni sono più efficaci di altri nella rimozione delle diverse sostanze depositate sulla superficie della lente. Questo è un fattore importante da prendere in considerazione in sede di risoluzione dei problemi (vedere più avanti).

 

Oltre a rimuovere i residui dalla lente, l’azione di pulizia elimina anche i microbi dalla superficie, costituendo pertanto un elemento essenziale del processo di disinfezione. Benché la quantità esatta di batteri eliminati durante il processo di pulizia sia incerta, è stato raggiunto un consenso nel sostenere che esiste in questa fase una riduzione da 1 a 4 unità logaritmiche. La pulizia è particolarmente importante nella rimozione delle cisti di Acanthamoeba e dei trofozoiti dalla superficie delle lenti a contatto rigide e morbide.

 

Quella dello sfregamento è la fase tralasciata maggiormente dai portatori di lenti a contatto. Nel tentativo di migliorare la soddisfazione dei  portatori, i produttori hanno provveduto a riformulare le loro soluzioni per conseguire le percentuali di eliminazione batterica richieste in assenza di una fase di sfregamento delle lenti. Sebbene abbiano accresciuto la loro popolarità, queste nuove formule hanno tuttavia fatto sorgere anche delle preoccupazioni, in particolare con le lenti in silicone idrogel, dato che tale fase di sfregamento è essenziale per rimuovere i residui lipidici dalla superficie delle lenti. In modo abbastanza ironico, la maggior parte delle soluzioni cosiddette ‘no rub’, ovvero che non richiedono la fase di sfregamento della lente, raccomanda ancora nella routine di manutenzione quotidiana, una “fase di risciaquo”.

 

Punti chiave

 

• Qualsiasi lente a contatto se ancora riutilizzata, sia morbida sia rigida, deve essere pulita e disinfettata dopo essere

   state rimossa dall’occhio

 

• La scelta del sistema di manutenzione adatto al singolo portatore dipende dal tipo di lente, dal materiale, dalla

  frequenza di ricambio, dalla modalità di utilizzo e dal profilo soggettivo

 

• Quella dello sfregamento e del risciacquo è una fase efficace per la rimozione dei depositi lipidici da una lente

    Silicone- Hydrogel così come lo è per massimizzare gli effetti di disinfezione per tutte le lenti a contatto

 

• Un’informazione attenta sulle corrette procedure di pulizia e disinfezione, insieme ad un monitoraggio continuo

   durante le visite di controllo, è la chiave per garantire la buona compliance del portatore

 

• Eseguire le corrette procedure igieniche davanti al portatore. Durante i controlli chiedere al portatore di mostrare

   esattamente come utilizza le soluzioni raccomandate

 

• Acquisire familiarità con le caratteristiche generali di una soluzione e le sue potenziali interazioni con diversi tipi di

   lenti per poter essere in grado di consigliare prodotti alternativi qualora il portatore incontrasse problemi particolari

 

• Risciacquo

 

Il risciacquo delle lenti è una fase che fa parte integrante della procedura di pulizia e disinfezione. La pulizia e il risciacquo congiuntamente consentono di rimuovere dalla lente anche (e oltre) il 99% dei microrganismi. Con il risciacquo si rimuovono dalla superficie anche i residui legati meno saldamente e l’eventuale soluzione detergente rimasta che altrimenti potrebbe causare fastidio al momento dell’applicazione della lente sull’occhio. Affinché risulti efficace per l’eliminazione dei batteri, la fase di risciacquo richiede un tempo significativamente superiore rispetto a quello normalmente dedicato a questa procedura dalla maggior parte dei portatori.

 

• Disinfezione

 

Questa fase è definita come la distruzione dei microrganismi, ma non necessariamente delle spore batteriche. La disinfezione rappresenta quindi una fase critica della manutenzione sia delle lenti morbide sia delle lenti rigide. È stato dimostrato che la mancata disinfezione ha rilevanza eziologica per la cheratite microbica, potendo infatti contribuire in misura significativa alla sua comparsa. L’International Organisation for Standardisation (ISO) si è dedicata attivamente allo sviluppo di norme per la verifica e la classificazione dei prodotti per le lenti a contatto. L’attuale norma – ISO 14729 – definisce i requisiti primari e secondari per la disinfezione in base agli organismi selezionati e testati, costituiti da tre batteri e due funghi. Al momento, l’Acanthamoeba non risulta ancora inclusa in questa norma. Una soluzione disinfettante deve anche mantenere la lente in una condizione batteriostatica durante la sua conservazione e altresì mantenere l’idratazione della lente. I componenti utilizzati per disinfettare la lente fungono anche da conservanti per garantire l’integrità della soluzione una volta aperta.

 

• Sterilizzazione

 

La sterilizzazione viene definita come la rimozione totale di tutti i microrganismi viventi, incluse le spore. È procedura standard dei produttori sterilizzare tutte le lenti a contatto morbide prima di spedirle al cliente. La sterilizzazione viene comunemente effettuata in autoclave, dove il prodotto è sterilizzato ad una determinata temperatura per un dato periodo di tempo, in genere a 115-118°C per 30 minuti.

 

• Soluzioni umettanti e surfactanti

 

L’uso di soluzioni umettanti è stato inizialmente introdotto con le lenti a contatto rigide allo scopo di migliorare il comfort iniziale della lente. Le soluzioni umettanti avevano tre principali funzioni:

 

• Minimizzare il fastidio iniziale provato al momento dell’inserimento della lente poiché agiscono da lubrificanti tra la

   lente e la cornea

 

• Favorire la distribuzione uniforme delle lacrime sulla lente al momento dell’applicazione della lente sull’occhio

 

• Agire da tampone fra la lente e il dito al momento dell’inserimento per ridurre eventuali contaminazioni.

 

L’effetto della soluzione umettante è immediato e scompare dopo circa 15 minuti di utilizzo della lente nel caso di una lente RGP. Lo sviluppo delle lenti a contatto morbide in Silicone-Hydrogel ha riportato a considerare i componenti umettanti al momento della scelta di un prodotto per la manutenzione delle lenti a contatto morbide. Alla formulazione delle soluzioni polivalenti sono aggiunti dei surfactanti per agire sia da detergente, e quindi facilitare la rimozione dei residui, sia per migliorare il comfort della lente aumentandone la bagnabilità.

 

• Rimozione proteica

 

Le proteine del film lacrimale penetrano all’interno della matrice delle lenti a contatto morbide e in pochi minuti dal momento dell’inserimento aderiscono in modo labile alla superficie sia delle lenti morbide sia di quelle rigide. Con il tempo queste proteine possono legarsi alla lente con maggiore forza e denaturarsi. La proteina denaturata porta a una riduzione del comfort, della qualità della visione e del grado di soddisfazione complessivo e può anche provocare reazioni atopiche come la congiuntivite papillare da lente a contatto e reazioni di arrossamento oculare. I depositi proteici sono più altamente prevalenti nelle lenti a contatto morbide in idrogel rispetto a quelle in silicone idrogel.

 

La rimozione dei depositi proteici è sempre stata effettuata utilizzando trattamenti proteici dedicati. Le compresse per la rimozione proteica contengono degli enzimi, prevalentemente subtilisine, in grado di rompere i legami fra le molecole proteiche che possono in questo modo essere sciacquate via dalla lente. È importante notare che tutti i trattamenti per la rimozione delle proteine sono efficaci solo su proteine attive. Una volta che la proteina si è denaturata, la sua composizione chimica cambia e l’enzima non riesce più a rompere il legame molecolare. Pertanto se si vuole eseguire il trattamento di rimozione proteica, è necessario effettuarlo con regolarità. In misura sempre maggiore, alla formulazione delle soluzioni per lenti a contatto morbide polivalenti vengono aggiunti componenti in grado di rimuovere le proteine come l’acido etilendiamminotetraacetico (EDTA) o il citrato per rimuovere le proteine durante il periodo in cui le lenti vi restano immerse.

 

 

• Proprietà delle soluzioni

 

Direttamente o indirettamente tutti i prodotti per la manutenzione delle lenti vengono a contatto con l’occhio e pertanto devono essere chimicamente e fisicamente bilanciati per garantire il comfort del portatore e mantenere la salute oculare. È importante avere familiarità con le caratteristiche generali di una soluzione per poter consigliare prodotti alternativi nel caso in cui un paziente incontri difficoltà particolari. Le proprietà e l’efficacia dei prodotti raccomandati per la manutenzione delle lenti possono alterarsi nel tempo. Per tale ragione tutte le soluzioni devono essere utilizzate prima della rispettiva data di scadenza. Le caratteristiche generali che devono essere prese in considerazione sono le seguenti:

 

     1. Tonicità: l’osmolarità media del film lacrimale umano è di circa 320 mmol/kg, con una gamma di variabilità

         compresa fra i 290 e i 350 mmol/kg. Questo equivale a una concentrazione di cloruro di sodio allo 0,9%.

 

Idealmente, le soluzioni per le lenti a contatto dovrebbero avere una tonicità simile a quella del film lacrimale per evitare la sensazione di discomfort qualora la lente applicata presentasse tracce residue di soluzione. Con l’aumentare della tonicità della soluzione, diminuisce il comfort e aumenta l’iperemia congiuntivale.

 

     2. pH:  è un parametro che varia in funzione della concentrazione di ioni di idrogeno / [H+], ed indica se una

         soluzione sia acida (o basica) piuttosto che neutra

 

Per garantire il comfort dovrebbe avere un valore compreso nel range da 6.6 a 7.8 ovvero il più vicino possibile al pH medio delle lacrime umane (7,45 ± 0,16). Va notato che il pH delle lacrime non è un valore statico e che, come quello di altri fluidi corporei, varia durante il giorno, ad esempio dopo una chiusura prolungata degli occhi. L’occhio contiene agenti tampone in grado di riportare il film lacrimale ad un pH normale se le soluzioni utilizzate superano il normale range. Il fastidio temporaneo avvertito dal portatore dimostra tuttavia che le soluzioni potrebbero in qualche modo essere distanti dal pH ottimale. Bisogna quindi impiegare una soluzione con un pH più simile possibile a quello oculare. Esistono delle differenze nel pH delle soluzioni che possono provocare fastidio in alcuni soggetti. Due tamponi comunemente usati nelle soluzioni per le lenti a contatto sono il borato e il fosfato.

 

     3. Viscosità:  per controllare la “densità” della soluzione possono essere incorporati degli agenti di viscosità.

 

L’agente più utilizzato per aumentare la viscosità è la metilcellulosa. Può essere aggiunto ad una soluzione umettante per aumentare il tempo di contatto dell’agente umettante con la lente oppure può essere aggiunto alle lacrime artificiali per aumentare il tempo di contatto della formulazione  con l’occhio. Anche la viscosità dei prodotti surfactanti può essere variata  per incrementare il tempo di contatto.

 

    4. Agenti disinfettanti: una volta aperte, le soluzioni per le lenti a contatto possono essere soggette a

        contaminazione microbica. Per questa ragione, tutte le soluzioni che non sono monouso devono contenere dei

        conservanti.

 

La funzione del conservante è quella di eliminare i microrganismi invadenti. Le sostanze chimiche utilizzate per conservare passivamente una soluzione per lenti a  contatto possono essere le stesse usate per eliminare i microrganismi in una soluzione disinfettante. La maggior parte degli agenti disinfettanti agisce rompendo la parete cellulare dei batteri. Sfortunatamente, qualsiasi composto capace di rompere la parete cellulare dei batteri è anche in grado di rompere le pareti delle cellule epiteliali e quindi di denaturare le proteine. Nel formulare una soluzione disinfettante o conservante, è necessario trovare un equilibrio tra una formulazione sufficientemente forte da distruggere i batteri e una formulazione abbastanza delicata da non diventare tossica per gli occhi o causare alterazioni irreversibili ai film proteici presenti sulle lenti.

 

Nel tentativo di raggiungere questo equilibrio, sono state inizialmente utilizzate soluzioni come la clorexidina e il thimerosal a concentrazioni molto basse. Questa strategia si è dimostrata efficace dal punto di vista  della conservazione passiva, ma non per la disinfezione perché non essendo sufficientemente battericida per l’uso come i disinfettanti, le soluzioni non erano in grado di contenere l’aumento delle reazioni atopiche e tossiche. Di conseguenza i produttori di soluzioni per lenti a contatto sono ora passati all’uso di sostanze chimiche come il poliexanide biguanide o il poliquaternio-1 come principale agente disinfettante nelle cosiddette soluzioni polivalenti. Queste sostanze chimiche sono meno tossiche per l’occhio rispetto ai vecchi conservanti, essenzialmente per via della loro maggiore dimensione molecolare. Detto questo, ogni tipo di soluzione interagisce con l’occhio e il materiale della lente in modo diverso e alcune combinazioni di soluzione/lente possono provocare staining corneale che è possibile ridurre passando ad una soluzione o ad un materiale diverso.

 

Molti ritengono anche che con questi prodotti, per favorire la disinfezione e la rimozione dei residui sulla superficie e dei lipidi, sia importante fare in modo di incorporare una fase di pulizia rendendola parte integrante della normale routine di pulizia. La maggior parte delle soluzioni polivalenti contiene nella sua formulazione un agente surfactante. Questi prodotti si distinguono gli uni dagli altri per la concentrazione di conservante nonché per il tipo di surfactante e per l’agente tampone, le cui variazioni possono influire sulle loro prestazioni.

 

Il perossido di idrogeno è un agente battericida molto efficace ma è anche tossico per l’occhio, provocando discomfort ed iperemia congiuntivale in concentrazioni superiori a 100 ppm (Figura).

IPEREMIA DA PEROSSIDO

Nello sviluppo di nuove strategie con lo scopo di superare questo problema, i produttori di soluzioni  hanno sfruttato la relativa facilità con cui il perossido di idrogeno può essere scomposto in acqua e ossigeno:

 

H2O2 ←→ H2O + O2

 

Per superare il problema della tossicità, sono quindi stati sviluppati sistemi di manutenzione nei quali la lente viene posta prima nel perossido di idrogeno e dopo un adeguato periodo di tempo si aggiunge un catalizzatore che scompone il perossido. Dopo un tempo minimo di 10 minuti, la lente è nello stato idoneo per essere applicata sull’occhio senza provocare una sensazione di discomfort. I sistemi come questo appena descritto, all’equilibrio dell’efficacia/tossicità, aggiungono un terzo elemento che va preso in considerazione: la facilità di utilizzo.

 

In generale, come discuteremo in seguito, più il sistema di manutenzione è semplice da utilizzare, maggiore è la probabilità che il portatore vi si attenga correttamente. La complessità dei primi sistemi con perossido di idrogeno non era apprezzata da molti. Tuttavia, con la semplificazione dell’uso di questi sistemi, ad esempio con l’avvento di soluzioni con perossido ‘monofase’, l’efficacia microbica relativa della soluzione è diminuita, poiché il tempo di esposizione delle lenti al perossido di idrogeno è inferiore. I sistemi al perossido di idrogeno modificano anche i parametri delle lenti sensibili alle variazioni del pH.

 

Quando una lente morbida ionica viene immersa in soluzioni di perossido di idrogeno, il suo raggio ottico posteriore e il suo diametro totale diminuiscono  significativamente. Sebbene questa alterazione sia reversibile una volta che la lente è stata neutralizzata, possono essere necessari anche 60 minuti affinché la lente possa riprendere i suoi parametri originali. Se una lente viene applicata sull’occhio 20 minuti dopo la neutralizzazione, circa il 20% dei portatori lamenta fastidio oculare all’inserimento della lente e il ripristino delle corrette condizioni applicative richiederà sino ad un’ora.

 

Il sistema di manutenzione ideale deve presentare un equilibrio di efficacia microbica, tossicità rispetto all’occhio e semplicità d’uso/compliance.

 

FATTORI CONTRIBUENTI

 

Lavaggio delle mani

 

Il portatore o chi manipola le lenti, deve sempre lavarsi le mani prima di maneggiarle. E’ sufficiente un lavaggio accurato delle mani con acqua e sapone. Alle saponette, che possono essere più facilmente contaminate, sono preferibili saponi liquidi antibatterici non profumati. Qualsiasi tipo di sapone deve essere sciacquato via accuratamente prima di manipolare le lenti per evitare eventuali contaminazioni. Le mani devono essere asciugate con un panno pulito che non lascia pelucchi.

 

Igiene del contenitore portalenti

 

Oltre a mantenere pulite mani e lenti, è importante anche curare l’igiene del contenitore portalenti che deve sempre essere pulito. È stato dimostrato che i portalenti sono fonti significative di contaminazione batteri.

 

Questa contaminazione peggiora quando i batteri che vi aderiscono vengono ricoperti da un biofilm che riduce l’efficacia dei prodotti per la manutenzione. Studi hanno dimostrato che oltre il 50% dei contenitori portalenti era contaminato da batteri e il 4% da specie ameboidi.

 

Quando la lente viene inserita, il contenitore portalenti deve essere svuotato dalla soluzione, risciacquato con nuova soluzione disinfettante e lasciato asciugare all’aria tutti i giorni. Un portalenti asciutto è importante, perché i microbi non possono moltiplicarsi in ambiente asciutto. Quando si utilizza il portalenti per la conservazione delle lenti a contatto solo saltuariamente, deve essere aggiunta nuova soluzione. È quindi opportuno avvisare i portatori di non ‘rabboccare’ mai la soluzione. Alcuni produttori hanno introdotto nuovi concetti costruttivi dei contenitori portalenti, come quello di incorporare un elemento di agitazione meccanica oppure, più recentemente, quello di realizzare un contenitore portalenti con un agente antimicrobico all’argento infuso nel materiale di cui è composto, allo scopo di ridurre la contaminazione e prevenire la formazione del biofilm. I portalenti dovrebbero inoltre essere sostituiti con regolarità.

 

Sostituti lacrimali (lacrime artificiali)

 

Un aspetto troppo spesso trascurato è certamente il ruolo della lacrima, o per meglio dire del film lacrimale, nella visione nitida e confortevole, con o senza lenti a contatto. Molto spesso le persone lamentano fastidi (secchezza, sensazione di corpo estraneo, offuscamento della visione…) che possono essere imputati ad una alterazione del film lacrimale. Fermo restando che ne vanno trovate le cause, se ci sono, i sostituti lacrimali possono aiutare se non risolvere, i fastidi di cui sopra. La scelta del sostituto lacrimale appare banale ai più, tuttavia si tratta di qualcosa di molto complesso. In commercio esistono moltissimi prodotti, tutti solo apparentemente equivalenti. Nella realtà delle cose, le differenze sono molteplici. Una della principali è la presenza o meno di conservanti. Bisognerebbe prendere in considerazione i prodotti che ne sono privi poiché l’epitelio corneale viene intaccato dai conservanti stessi.

Inoltre, adesso è tanto in voga l’acido Ialuronico: si tratta di una molecola dalle innumerevoli proprietà, ma non tutte le molecole che portano questo nome sono identiche, anzi. Basti dire che ci sono molecole ottenute per sintesi e quelle estratte da tessuti.

 

SOSTITUTI LACRIMALI

Acqua del rubinetto

 

Dato che nel Regno Unito l’acqua di rubinetto è risultata essere uno dei principali veicoli di diffusione dell’Acanthamoeba, è raccomandabile che l’acqua corrente non entri mai in contatto con le lenti a contatto ed il portalenti.

 

Compliance

 

Forse uno degli aspetti più critici della manutenzione della lenti a contatto è la misura con la quale il portatore si attiene e segue le istruzioni raccomandate per un uso sicuro delle lenti a contatto.

 

http://www.dillocongliocchi.it/index.shtml

 

http://www.sauflon.it/

 

http://www.bausch.it/it-it/

 

http://www.bausch.it/it-it/

 

http://www.sanalens.com/

 

http://www.oklens.com/

 

http://www.ote.nl/

 

http://www.icom-medical.de/english/

 

http://www.oogroup.it/glaucoom/md_iridium_collirio.html

 

http://www.scotlens.com/

 

http://www.roseklens.com/page/5-Welcome

 

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